Elogio della multinazionale

Immagine di grattacieli, tipici headquarters di mulinazionali

“La TRA? E che roba è ‘sta qua?”

Per spiegare il mio elogio della multinazionale ritorno a quando dei manager Americani ci dissero che, alla richiesta del cliente di sviluppo di un nuovo prodotto, invece che mettersi subito al lavoro, si riuniscono a discutere di technical risk e cost assessments (vedasi Babok area strategy analysis) per circa due settimane, la reazione più diplomatica è stata un sorriso ironico: “che senso ha perdere tempo prezioso? Giorni tolti al time-to-market!”. Peccato che, con identiche risorse, l’azienda anglosassone avesse margini di profitto quasi doppi rispetto ai nostri… E’ così che ho iniziato a cimentarmi nel nuovo ruolo di “ponte” tra noi e i nostri alter ego, neo alleati, oltreoceano: l’obiettivo era la ricerca e la definizione del processo di lavoro migliore, in sintesi unire i vantaggi di due approcci al business indiscutibilmente molto diversi. 

PMI: ricchezza e tallone d’Achille?

Sembra persino banale ormai affermare come la piccola media impresa costituisca la nostra ricchezza, il tessuto connettivo dell’economia italiana. Ed è certamente vero che le dimensioni ridotte delle PMI implichino vantaggi intrinseci, quali la flessibilità, la facilità nel prendere decisioni, la naturale attitudine a gestire le emergenze. L’habitat naturale del manager italiano che, individualista per natura, si abitua, da sempre, all’arte di arrangiarsi.
Tuttavia, questo è, sovente, anche un limite e, soprattutto, un serio ostacolo alla crescita.
Mai come adesso, le micro-imprese italiane sono chiamate alla competizione internazionale, e sarebbe fondamentale riuscire a creare un network di alleanze e partnership, un sistema strutturato capace di programmare nel futuro di lungo termine. La cultura della pianificazione e della strutturazione aziendale andrebbe massivamente promossa, partendo dalle scuole e università.
E` solo così che si possono creare i presupposti del passaggio da micro a media e grande impresa: la flessibilità troppe volte diventa la scusa per gestire solo l’immediato, il day by day. L’effetto finale e’ l’incapacità di pensare a nuovi sviluppi, e le relative milestones e le conseguenti risorse da allocare. 

False convinzioni…

In Italia è quasi un luogo comune: la multinazionale, è, nell’immaginario collettivo, sinonimo di ottusa burocrazia, di business opaco, prodotti dannosi e ingannevoli, globalizzazione selvaggia, persino di corruzione… insomma quanto di peggio possa rappresentare un liberismo becero e selvaggio.
Tuttavia, le apparenze ingannano, vediamo il perchè dell’elogio della multinazionale!
Innanzitutto, proprio per le sue dimensioni, solo organizzazioni complesse posso gestire una multinazionale. Un effetto primario e sostanziale e` il disaccoppiamento dall’interesse del singolo.

Per definizione, quindi, queste compagnie sono quasi del tutto immuni al rischio di commettere infrazioni macroscopiche. E` un dato di fatto: più è grande l’azienda piu` è probabile il rigetto di elementi scorretti. Questi infatti mettono a rischio la posizione e la reputazione di tutti, nonchè l’immagine presso gli investitori. Ci sono intra-strutture dedicate, che, se gestite con intelligenza, creano una rete di controlli incrociati, sempre più efficienti nel tenere una direzione di marcia comune e coerente.
Inoltre, proprio per la sua estrema visibilità ed esposizione pubblica, la multinazionale ha l’interesse a seguire linee guida internazionali. Anzi, in molti casi, anticipa norme non ancora obbligatorie. Ormai la Ethic Reputation è una delle voci principali cui i Fondi di Investimento guardano prima di acquistare azioni e asset. In secondo luogo, l’obiettivo di far crescere fatturati miliardari, porta necessariamente ad una pianificazione “in grande”, sul lungo termine e, quindi, è alla definizione di flussi di processo efficienti, dei costi e rischi dei progetti.

Il senso ultimo è prevenire costosi imprevisti. 

Definizione di ruoli ed obiettivi chiari: maggiore efficienza nella multinazionale

Nell’ambito di una pianificazione consolidata è naturale poi pensare alla definizione dei ruoli e delle responsabilità di ogni singolo team member. Le costruzione della Org chart e della tabella delle R&R è una tappa imprescindibile, una conditio sine qua non. La trasparenza della assegnazione dei task è sinonimo di efficienza, di un ambiente sano e produttivo, dove ognuno sa cosa fare e quando farlo. 
Troppe volte questo viene interpretato coma una gabbia che impedisce al singolo di espremersi liberamente, ma non è affatto così. 
Ruoli chiari portano anche alla naturale attitudine all’approccio “bottom-up”: viene costantemente incentivata la critica costruttiva fin dalla base della “piramide” gerarchica. Tutto questo genera un ambiente proattivo, indirizzato al continuo miglioramento del flusso di informazioni e interazioni. 

Nelle grandi aziende moderne il dirigente ormai quasi sempre lavora fisicamente a stretto contatto quotidiano con il proprio gruppo, nei cosiddetti “open space”, che minimizzano la distanza, anche morale e psicologica, dai collaboratori.
Troppo spesso, invece, il “sciur Brambilla” nostrano, tende a delineare attorno a sè una sorta di alone di potere, finalizzato a imporre decisioni estemporanee, a tappare il buco dell’urgenza del day-by-day: il risultato sono organizzazioni confuse, sovrapposizioni di ruoli, e quindi invidie, competizioni inutili e, in prospettiva, dannose.  

Ciclo organizzativo di una multinazionale: organizational developmente, leadership initiatives, bottom-up diagnosis, situation awareness, OD interventions, change management

Il best case: elogio della flessibilità ed apertura mentale in un ambiente strutturato e multinazionale

Non è casuale che Business Analysis e Project Manager italiani siano tra le figure più apprezzate all’estero. Immerso in un ambiente strutturato, immune a rischi di derive individualiste, la predisposizione alla gestione agile e flessibile, l’abilità nel gestire l’imprevisto rappresenta davvero il best case, l’optimum cui mirare.
Senza poi contare il vantaggio di lavorare in un ambiente internazionale, interazziale, dove è possibile armonizzare diverse culture verso un unico obiettivo, seguendo regole comuni. Le diversità diventano una ricchezza da sfruttare, mai un pericolo da evitare.

Per tutto quanto detto, la promozione della cultura dell’organizzazione e della pianificazione dovrebbe persino diventare materia didattica, parte del percorso di Educazione Civica.

Può diventare il seme per una crescita costruttiva della società in cui viviamo, non solo in senso economico, nel segno più alto di accettazione dell’altro e del suo ruolo. Con il naturale risultato di efficienza, legalità e “comun sentire”.

Le persone in un contesto multinazionale al centro dell'obiettivo con le loro diversità

Una risposta a “Elogio della multinazionale”

  1. Pochi giorni fa ricorrevano i 60 anni dalla morte di un italiano che ha permesso l’esistenza di una delle poche multinazionali italiane, l’Eni: Enrico Mattei. Anche lui pensava che la cultura organizzativa andasse insegnata fin da ragazzi, senza complessi di inferiorità: “Quando noi ci siamo messi al lavoro siamo stati derisi, perché dicevano che noi italiani non avevamo le capacità né le qualità per conseguire il successo. Eravamo quasi disposti a crederlo perché, da ragazzi, ci avevano insegnato queste cose. Io proprio vorrei che gli uomini responsabili della cultura e dell’insegnamento ricordassero che noi italiani dobbiamo toglierci di dosso questo complesso di inferiorità che ci avevano insegnato, che gli italiani sono bravi letterati, bravi poeti, bravi cantanti, bravi suonatori di chitarra, brava gente, ma non hanno le capacità della grande organizzazione industriale. Ricordatevi, amici di altri Paesi: sono cose che hanno fatto credere a noi e che ora insegnano anche a voi. Tutto ciò è falso e noi ne siamo un esempio. Dovete avere fiducia in voi stessi, nelle vostre possibilità, nel vostro domani; dovete formarvelo da soli questo vostro domani”

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