Economia circolare spiegata con il BACCM

L'autore Sergio Ceddia ad un evento di IIBA mentre fotografa un intervento. Spesso ultimamente a tali eventi si parla di Economia Circolare. IIBA ha introdotto il modello BACCM per rappresentare gli elementi principali della Business Analysis.
L’autore Sergio Ceddia ad un convegno di IIBA

Come potrebbe un Business analyst spiegare i principi e il valore prodotto da un sistema produttivo completamente basato sull’economia circolare? Per questo può venirci in aiuto il framework BACCM dell’IIBA.

Economia circolare e BACCM

Partiamo da due definizioni di economia circolare molto differenti tra di loro e che forniscono due diverse visioni del mondo tra loro molto differenti.

La prima è quella fornita dalla Comunità europea che ci dice che “è un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti, il più a lungo possibile“.

La seconda è quella suggerita dalla fondazione ellenmacarthurfoundation.org che la definisce come “l’economia capace di rigenerarsi e di reintegrare i materiali biologici nella biosfera, e rivalorizzare i materiali e prodotti tecnologici senza impattare sulla biosfera”.

Il modello si basa su tre principi:

  1. Reduce, Recycle, Reuse che, per noi business analyst, può significare ad esempio ottimizzare e ridefinire processi di business pensando ai rifiuti, scarti ed emissioni prodotte.
  2. Maximise use value che, dal punto di vista business, può significare prevedere o integrare il modello di business attuale oppure creare accordi di partnership.
  3. Life extension che, per noi business analyst, può significare introdurre un nuovo requisito di progettazione di prodotti considerando obsoleta l’obsolescenza tecnica. (Scusatemi per questa frase tra la freddura e il gioco di parole).
Un cartello stradale con il simbolo di rotonda rappresenta l'economia circolare e sopra di esso vengono riportate le parole chiave del BACCM

Il bisogno

Come business analyst ci faremo aiutare in questo approfondimento sull’economia circolare dal framework BACCM basato su sei concetti tra loro interconnessi. Il primo concetto preso in esame è il bisogno o opportunità (Need).

Nel nostro caso è introdurre i meccanismi dell’economia circolare mantenendo la centralità della mission aziendale. Questo permetterebbe di contrastare il cambiamento climatico, ovvero la sfida più difficile sinora affrontata, probabilmente percepita individualmente senza un comune punto d’incontro, come ha dimostrato l’ultima COP26 tenutasi a Glasgow recentemente.

Qui troviamo la prima differenza tra le due definizoni. La prima indirizza il bisogno e la soluzione verso tematiche “tecniche” e organizzative come possono essere la BPM, la supply chain e la gestione degli stakeholder.

La seconda introduce un nuovo attore che non era presente nella prima definizione: la natura. E’ un elemento talmente pervasivo che viene quasi ignorato o sottovalutato anche se vitale per ogni attività. Pensate di poter fare le stesse cose se l’aria fosse più calda e contenesse meno ossigeno e più carbonio?

Il cambiamento

Con quest’affermazione passiamo al secondo concetto del BACCM per correlare anch’esso all’economia circolare: il cambiamento (Change) letteralmente definito come “l’atto di trasformazione in risposta a un bisogno“.

Prendendo in esame la prima definizione, la trasformazione interessa principalmente ogni fase del processo produttivo e logistico, prima e dopo (ma ricordiamoci che c’è sempre il fattore umano).

Nella seconda invece si apre una nuova (e ideale) prospettiva in cui l’organizzazione diviene un organismo integrato con la natura: in questa ideale e ipotetica prospettiva c’è un cambiamento radicale che coinvolge ogni elemento dell’organizzazione.

Per entrambe le definizioni abbiamo un cambiamento del modello di business che deve prevedere necessariamente regole e principi di condivisione di strumenti e risorse. Questo è uno dei cambiamenti che si aspetta dall’applicazione dell’economia circolare soprattutto per il mondo esterno all’organizzazione. I modelli di business come pay-for-use, piattaforme cloud come PaaS, secondo Ellen MacArthur, incentivano e moltiplicano l’offerta di servizi, prodotti e tecnologie.

La soluzione

Il terzo concetto del BACCM è la risposta al bisogno dell’organizzazione, ossia la soluzione. Della soluzione abbiamo anticipato qualcosa nel concetto del bisogno e l’abbiamo incanalata in due ipotesi di soluzione molto differenti tra loro. Il costo, i tempi di realizzazione delle due soluzioni dipende da numerosi fattori tra cui citiamo la struttura organizzazione, processi di business e le policy esistenti.

L’importante è che la soluzione risolva il bisogno, permetta agli stakeholder di sfruttare le opportunità di business e di consentire nuove attività produttive oppure rimuovere vincoli che bloccavano le attività preesistenti.

La decisione della soluzione da adottare potrebbe non essere basata solo sul costo o il tempo di realizzazione, ma può essere legata agli ultimi due concetti molti importanti: il contesto e il valore.

Il contesto

Il contesto del BACCM è definito come l’insieme degli elementi che influenzano e condizionano il cambiamento. In questo caso ci sono molte opportunità come ad esempio la disponibilità di investimenti, l’inserimento di obiettivi sostenibili all’interno dell’agenda europea e dei singoli stati. Il contesto dell’economia circolare evidenzia l’importanza delle variabili esogene come le organizzazioni no profit legate all’ambiente e all’inclusione sociale e le startup innovative che sanno coniugare i principi di riuso, riutilizzo e riciclo con i bisogni business.

Guardando alle politiche della Comunità europea, il piano di azione europeo approvato a febbraio 2021, ha l’obiettivo di accelerare la transizione verso l’economia circolare, ossia la progettazione di prodotti sostenibili, la circolarità nei processi produttivi e nei settori con maggiore utilizzo di risorse e ad alto impatto ambientale (pensate alla plastica, al tessile, alle costruzioni ed elettronica, alimentare, batterie e veicoli per indicare i più comuni). Anche il cambiamento dello stile di vita di alcune generazioni rispetto ad altre condiziona lo sviluppo e l’affermazione sul mercato di molti prodotti e servizi. Immaginate, l’istituzione del “diritto alla riparabilità” che fornisce un maggior potere di acquisto ai consumatori l’obbligo di introdurre questo requisito nella progettazione dei prodotti. Ellen MacArthur, promuove l’applicazione dei principi di sharing economy tra le aziende che si concretizza, aggungo, nel “trust tra aziende-peer” e “trust del prodotto”.

E’ quindi un contesto molto complesso, eterogeneo e variegato.

Gli stakeholder

Gli stakeholder, per il BACCM, sono gli attori impattati dal cambiamento, dal bisogno o dalla soluzione. All’interno dell’azienda è necessario condividere la roadmap di trasformazione dall’economia lineare all’economia circolare, condividere e decidere gli obiettivi misurabili e poi monitorare l’avanzamento della trasformazione. Cosa potrebbe facilitare la realizzazione del progetto di trasformazione? Lo sviluppo di una cultura “circolare” necessaria per trasmettere valori ed abitudini “circolari”, per rafforzare la trasparenza e sviluppare le competenze. L’insieme degli stakeholder focalizza l’attenzione sulle altre dimensioni della sostenibilità e le mutue connessioni con il capitale umano, inclusione e diversità.

Il valore

L’ultimo concetto è il valore definito dal BACCM come l’utilità o l’importanza per lo stakeholder all’interno del contesto. Può essere tangibile, come, ad esempio, l’aumento atteso dei ricavi, la diminuzione delle spese di produzione. Può essere intangibile, come ad esempio, la reputazione del brand sul mercato.

L’economia circolare pemette di realizzarli entrambi. Nel caso della prima definizione, ad esempio, il cambiamento dei processi produttivi interni porta alla riduzione degli sprechi. I cicli “Upcycling” permettono di trasformare un materiale di basso valore (ad esempio plastica usata oppure pneumatici) e trasformarlo in un prodotto finito di maggior valore e, in questo caso, l’azienda diventa un amplificatore di valore. Nell’economia lineare il valore è una conseguenza della catena di progettazione e produzione del prodotto e il valore è dipendente dalle funzionalità, dalla produzione e vendita del prodotto. Il valore per l’economia circolare comprende anche l’origine dei materiali, la capacità del ciclo produttivo del prodotto di ridurre l’uso di risorse e materiali vergini e di limitare gli scarti. Anche le funzionalità del prodotto sono disegnate per non essere usate una sola volta ma per essere riutilizzate eventualmente in forme diverse.

Il valore della sostenibilità è molto sentito dall’opinione pubblica, stakeholder, competitor, partner e istituzioni, quindi è importante tracciare e monitorare gli sforzi compiuti, soprattutto sulle aziende produttive che utilizzano molte risorse e materiali.

La mancanza di questi dati può essere deleterio e invece di contribuire ad aumentare il valore dei propri prodotti e può portare ed essere accusati di “green washing”. Un rischio che può essere evitato solo grazie alla trasparenza e all’implementazione degli obiettivi di sostenibilità.

Conclusione

L’economia circolare esaminata con le lenti del BACCM è un argomento complesso. Esso interessa e impatta su ogni elemento organizzativo e produttivo dell’azienda, se applicato integralmente. La mutabilità del contesto in cui viviamo non rende facile questa trasformazione. Ma, almeno per quanto possibile, sono da applicare nella gestione dei requisiti e nelle attività di tutti i giorni i tre principi fondamentali dell’economia circolare: ridurre, riciclare, riutilizzare.

Rappresentazioni con le lettere dello Scarabeo delle frase chiave dell'economia circolare

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